I CLAUSTRI

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Derivanti dal termine latino claustrum (spazio chiuso), “gnostre ” nel dialetto locale, i claustri costituiscono un elemento di unicità grazie alla loro storia e all’originalità architettonica. Rappresentano la simbiosi di varie etnie, chiamate ad Altamura dall’Imperatore Federico II di Svevia nel 1232 con l’intento di ripopolare la città, concedendo esenzioni fiscali a: greci, latini, ebrei, arabi. Essi sono, dunque, testimonianza architettonica e evidenza tangibile della coesistenza pacifica di diverse comunità religiose. I claustri si presentano come piazzette, più o meno ampie, delimitate dalle abitazioni che vi si affacciano, che si aprono sulle vie principali del centro storico: da un vicolo stretto si accede al cortile, lievemente inclinato verso l’interno perla raccolta delle acque piovane- ospitano, infatti, al loro interno cisterne da cui le varie famiglie potevano, in passato, attingere acqua. Si contraddistinguono per la presenza di alcuni particolari elementi architettonici, anche se con qualche variante: scale, archi, balconate, logge, ballatoi, finestrini, terrazzini, anelli di pietra, “pesule”, e sono arricchiti da elementi ornamentali scolpiti nel tufo: mascheroni, stemmi, figure votive. La funzione svolta da questi particolari spazi del tessuto urbanistico di Altamura era principalmente quella di aggregazione di varie famiglie, ma anche funzione difensiva- motivo per cui i claustri hanno una sola entrata. Si annoverano oltre 80 claustri in cui è articolato il centro antico della città, alcuni sono particolarmente degni di nota.

Il claustro della Giudecca, collocato su Via S. Lucia, che deriva da Giuda, uno dei figli di Giacobbe che si stabilì nella regione della Giudea, è il più singolare per impianto planimetrico, costituito da una piazza ramificata: visto dall’alto, infatti, ricorda la Menorah ebraica (candelabro con tre bracci, corrispondenti a tre piccoli vicoli ciechi che si dipartono dalla piazzetta centrale). Il toponimo ricorda che questo claustro era abitato dalla comunità ebraica, una delle etnie più presenti e vive in Puglia sin dal IX secolo, dedita principalmente al commercio; all’ingresso dello stesso, in alto, una piccola cariatide denominata Sinagoga- posta lì quasi a protezione degli abitanti del claustro, dà il benvenuto a chi vi entra.

Tra gli altri, degni di una visita sono: claustro Tradimento, ubicato su Via G. Falconi, di media dimensione, il cui toponimo rimanda alla leggenda del presunto “tradimento” di alcuni altamurani che avrebbe fatto capitolare la città nel 1799, ritornando nuovamente sotto la monarchia dei Borboni. Esso è caratterizzato da sculture a basso rilievo poste sulle pareti di un’abitazione (mascheroni apotropaici, fiori e conchiglie).

Claustro Tricarico, in Via S. Lucia, che prende il nome dal proprietario del palazzo ubicato all’interno dello stesso, professore di medicina presso l’Università degli studi di Altamura (metà XVIII secolo), presenta nella corte interna, oltre al pozzo d’acqua sorgente, anche i resti di una macina antica, usata per la lavorazione dei cereali.

Claustro dei Mori, situato su Via G. Santini, dedicato al gruppo etnico dei Mori o Saraceni, che l’abitarono fino all’arrivo di Longobardi e Normanni, si sviluppa al di sotto del piano di calpestio: vi si accede, infatti, scendendo una gradinata.

Claustro Altieri, in Via M. Continisio, dedicato allo scultore locale Giuseppe Nicola Altieri (fine XVI secolo), fine esperto nella lavorazione del legno, è ricordato anche con il toponimo dei “pupi”, riferimento palese all’esistenza di botteghe di artigiani in loco.

Claustro fratelli Salvatore, in Via Laudati, presenta al centro un’antica cisterna d’acqua piovana di uso comune, è abbellito da archi e da una bella statua della Madonna con bambino, posta in un’edicola votiva.

Claustro Antodaro, in Via Santa Chiara, a piano terra presenta un piccolo porticato delimitato da una colonna con capitello romanico. Su una finestra del primo piano si scorge una epigrafe latina e sulla parete destra spicca il bassorilievo di un mascherone. Fu abitato per lo più da sacerdoti e si tramanda che fu un ricovero per anziani.

 

eng-flag-flat   Claustri – Cloisters

Deriving from the Latin claustrum (enclosed space), “gnostre” in the local dialect, the cloisters are an element of uniqueness due to their history and architectural originality. They represent the symbiosis of various ethnicities in Altamura called by Emperor Frederick II of Swabia in 1232 with the intent to repopulate the city, granting tax exemptions to: Greek, Latin, Jewish, Arab.  They are, therefore, an architectural testimony and tangible evidence of peaceful coexistence of different religious communities.  The cloisters are presented as small squares, more or less wide, enclosed by houses that overlook on them and they open up onto the main streets of the historic center: you have access to their courty ard from a narrow alley. The courtyard is slightly inclined inward for the collection of rain water – in fact, inside them, there are tanks from which the various families could, in the past, draw water. They are characterized by the presence of some special architectural elements, although with some variations: stairs, arches, balconies, lodges, balconies, windows, small terraces, stone rings, “rock seats”, and they are enriched with ornamental elements carved into the tuff: grotesque masks, coats of arms, votive figures. The function of these special spaces of the Altamura urban fabric was mainly intended to help the aggregation of various families, but they also served as a defensive purpose, that’s why the “claustri” have only one entrance. There are more than 80 claustri in which the ancient center of the city is divided, some of which are particularly noteworthy.

 The Claustro of Giudecca, located on Via S. Lucia, which derives from Judah, one of Jacob’s sons who settled in the country of Judea, is the most unique in planimetric layout, consisting of a branched Square: seen from above, in fact, it reminds the Jewish Menorah (chandelier with three arms, corresponding to three small blind alleys that depart from the central square). The name reminds that this cloister was inhabited by the Jewish community, one of the most numerous and lively ethnic groups in Apulia region since the ninth century mainly dedicated to trade; at the entrance of the cloister, right at the top, a small caryatid called Synagogue, placed there as to protect the inhabitants of the cloister, welcomes those who enter.

 Among others, worthy of a visit are: Claustro Tradimento, situated on Via G. Falconi, of average size, whose name refers to the legend of the alleged “betrayal” of some of Altamura people that would have let the city capitulate in 1799, so allowing it to return again under the Bourbon monarchy. It is characterized by low relief sculptures placed on the walls of a dwelling (apotropaic grotesque masks, flowers and shells).

The Claustro Tricarico, on Via S. Lucia, which takes its name from the owner of the building located inside it, professor of medicine at the University of Altamura (mid-eighteenth century), presents in the courtyard, in addition to the water spring well, the remains of an ancient mill, used for the working of cereals;

The Claustro dei Mori, situated on via G. Santini, dedicated to the ethnic group of the Moors or Saracens, who lived there until the arrival of the Longobards and Normans, is located below the ground level: it is accessed, in fact, going down a flight of steps.

The Claustro Altieri, on Via M. Continisio, dedicated to the local sculptor Giuseppe Nicola Altieri (late sixteenth century), a fine expert in woodworking, is also remembered with the name of “puppets”, clearly referring to the existence of artisan workshopsonsite.

The Claustro fratelli Salvatore, on Via Laudati, has in the middle an ancient cistern rainwater in common use, is decorated with arches and a beautiful statue of the Madonna with child, placed in a shrine.

The Claustro Antodaro, on Via Santa Chiara, on the ground floor has a small porch delimited by a column with Romanesque capital. On a second-story window you can see a Latin inscription and on the right wall stands out a bas-relief of a large mask. It was inhabited mostly by priests and is handed on that it was a shelter for the elderly.

I MUSEI – MUSEUMS

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE


MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE

È situato in via Santeramo. Rappresenta il più importante museo statale del territorio. Nato nel 1964 per volontà dell’ABMC (Archivio Biblioteca Museo Civico) di Altamura, è stato poi ceduto allo Stato nel 1987 . La sua realizzazione è stata possibile anche grazie allo straordinario impegno di Fabio Perinei, nota figura politico locale, scomparso da qualche anno. Al primo piano del Museo è documentata l’evoluzione delle genti dell’Alta Murgia: dal giacimento di Lamalunga (luogo della scoperta dell’Uomo arcaico) al villaggio neolitico di Malerba. Esiste anche una sezione altomedievale dedicata al sito di Belmonte, nel quale è possibile ammirare reperti di altissimo valore.

eng-flag-flat THE NATIONAL ARCHEOLOGIC MUSEUM

It is located on Via Santeramo. It is the most important state museum of the territory. It was founded in 1964 by the will of Altamura ABMC (Archive Library Museum), it was then handed on to the State in 1987. Its realization was made possible thanks to the extraordinary commitment of Fabio Perinei, a known local political figure, who died a few years ago. On the first floor of the museum the evolution of the people of the Alta Murgia is documented: from the Lamalunga field (site of the Archaic Man’s discovery) to the Neolithic village of Malerba. There is also a section dedicated to the early medieval site of Belmonte, where you can admire exhibits of the highest value.

ARCHIVIO BIBLIOTECA MUSEO CIVICO

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Situato nell’ampia Piazza Zanardelli, all’interno del complesso che ospita il liceo classico “Cagnazzi”, è affiancato dall’imponente chiesa di San Domenico. Fortemente voluto, negli anni ’60, dal conte Celio Sabini, rappresenta oggi il più importante polo culturale della città. Vi si conserva un ricco patrimonio archivistico che conta pergamene medievali e libri di grande valore storico e una biblioteca composta da migliaia di volumi, consultata quotidianamente da studenti e studiosi per le loro ricerche. Di notevole interesse è il museo civico, il quale ospita dipinti di notevole valore, cimeli storici, alcuni dei quali molto preziosi. Tra tutti, il cosiddetto cofanetto limosino, un reliquario a smalto e rame dorato, tipico prodotto della oreficeria medievale di Limoges. Datato al XII secolo, custodiva qualche frammento della Croce di Gesù. Di grande interesse è la collezione di dipinti di Raffaele e Tina Laudati, pittori altamurani di fine ‘800, conosciuti e apprezzati a livello internazionale.

eng-flag-flat THE ARCHIVE LIBRARY MUSEUM

Located in the large Piazza Zanardelli, within the complex that houses the classical high school “Cagnazzi”, it is flanked by the imposing church of San Domenico. Strongly wanted in the 60s, by Count Sabini Celio, it is now the most important cultural center of the city. You will find  here a rich archival heritage that counts medieval parchments and books of great historical value and a library of thousands of volumes, consulted daily by students and scholars for their research.

 

MUSEO ETNOGRAFICO DELL’ALTA MURGIA

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Trova la sua origine nel Museo della Civiltà Rurale fondato nel 1980 da Pietro Locapo. Il patrimonio museale è composto da un migliaio di oggetti, riferibili ad un periodo compreso tra gli ultimi decenni dell’800 e gli anni Sessanta del ‘900. Il museo propone al visitatori un viaggio nella civiltà contadina e pastorale dell’Alta Murgia. Decine gli oggetti, divisi per categoria, da quelli del settore agricolo e pastorale, a quelli della vita domestica e del mondo dell’artigianato e dei mestieri.

eng-flag-flat THE ETHNOGRAPHIC MUSEUM OF ALTA MURGIA

It finds its origin in the Museum of Rural Civilization. It was founded in 1980 by Pietro Locapo. The museum heritage consists of one thousand objects, related to a period between the last decades of the1800 and the 1950s. The museum offers the visitor a trip in rural and pastoral civilization of the Alta Murgia. There are many objects, divided by category, from those of the agricultural and pastoral sector to those of domestic life and the crafts and trades world.

MUSEO DELL’ARTE TIPOGRAFICA “PORTOGHESE


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La Tipografia Portoghese, fondata nel 1891 e chiusa nel 2000, conserva le macchine tipografiche di oltre un secolo, le pedaline, antichi tagliacarte, oltre ad una ricca collezione di clichés (stemmi comunali, simboli di partiti politici per schede elettorali, ecc.) e di caratteri mobili in legno e in piombo. Il museo venne inaugurato nel 2010 e svolge oggi interessanti attività didattiche volte al recupero dell’antica arte della stampa.

eng-flag-flat THE MUSEUM OF PRINTING ART “PORTOGHESE” 

 The Portoghese Printing Firm, founded in 1891 and closed in 2000, retains the printing machines dating back to more than a century, the platen press, ancient paper cutters, and a rich collection of printing plates (municipal coats of arms, symbols of political parties for ballot papers, etc.) and a collection of movable wooden and lead letters. The museum was opened in 2010 and today carries out interesting educational activities aimed at the restoration of the ancient art of printing.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE – MONUMENTS AND PLACES OF INTEREST

MURA MEGALITICHE


muramegalitiche

Testimonianza del tipo di fortificazione di età classica (V-IV sec. a.C.), diffuso anche in altri centri della Peucezia, le mura megalitiche di Altamura si presentano come un doppio circuito: una cinta interna, più piccola, che racchiudeva l’acropoli, con un sviluppo di circa 1500 metri, ed una esterna, più ampia, che si estendeva per 3600 metri. Da intendersi come opera resa necessaria dalla particolare situazione in cui venne a trovarsi la gente indigena di tutta la Peucezia di fronte alle mire espansionistiche di Taranto e dei vicini centri lucani e sannitici, le mura megalitiche rivestono grande importanza dal punto di vista civile e militare. La tecnica costruttiva utilizzata prevedeva l’impiego di grossi blocchi (il termine “megalitiche” deriva, infatti, dal greco: mega, grande, e lithos, pietra), non sbozzati, disposti ad incastro tra loro, quindi assestati a secco. Le mura avevano una larghezza di 5,5 metri e un’altezza di oltre 4 metri. Il muro è costituito da due paramenti, uno esterno e l’altro interno, nella cui parte centrale, l’emplecton, si trova un composto di terra e pietrame. Nella cinta muraria dovevano aprirsi varie porte in corrispondenza delle vie di collegamento con i centri vicini; l’unica oggi conservata è porta Alba o Aurea, a cui è affiancata, all’interno, una torre a pianta trapezoidale. In corrispondenza di questa porta è stata rinvenuta una vera e propria necropoli con tombe a fossa e controfossa, databili – secondo i corredi tombali venuti alla luce nella campagna di scavo del Ponzetti (metà XX secolo)- al VI-V secolo a.C., quindi preesistente rispetto all’erezione della cinta stessa. La parte attualmente conservata dell’intero circuito murario, quindi ancora visibile, è di 1800 metri circa.

eng-flag-flat   The Megalithic Walls

Testimony to the kind of the classical age fortification (V-IV century BC.), Also spread to other centers of Peucezia, the megalithic walls of Altamura are presented as a double circuit: an inner city wall, smaller, which enclosed the acropolis, with a development of about 1500 meters, and an outer one, larger, which stretched to 3,600 meters. To be understood as work made necessary by the specific situation in which the indigenous people of the whole Peucezia found themselves having to face the expansionist aims of Taranto and neighboring Lucan and Samnite centers, the megalithic walls are of great importance from the civil and military point of view.

The construction technique used involves the use of large blocks (the term “megalithic” derives, in fact, from the Greek: mega, large, and lithos, stone), roughly hewn, arranged as interlocking with each other, then seated dry. The walls had a width of 5.5 meters and a height of more than 4 meters. The wall consists of two facings, one external and the other internal, in the central part of which, the emplecton, is a compound of earth and stones. The walls had to be open at various points of the roads leading to the nearby centers; the only well preserved today is Porta Alba or Aurea, to which a trapezoidal tower is flanked in its internal area. In correspondence with this door a true and genuine necropolis was found with shaft-and-chamber tombs that can be dated – according to the outfits tombs unearthed in the excavations by Ponzetti (mid-twentieth century) – to the sixth and fifth centuries BC, so preexisting compared to the erection of the wall itself. The currently preserved part of the whole city walls, therefore still visible, is approximately 1800 meters.

 

TEATRO MERCADANTE

TEATRO MERCADANTE

Costruito nel 1895 a cento anni dalla nascita del musicista Saverio Mercadante. Completato in soli sette mesi su progetto dell’ingegnere altamurano Vincenzo Striccoli, è stato recentemente restaurato grazie all’intervento della Teatro Mercadante srl che l’ha riportato all’antico splendore. L’ingresso principale del teatro, su piazza Saverio Mercadante, immette nel vestibolo che ospita il busto del musicista altamurano realizzato nel 1844 dallo scultore Angelini. Oltre il corridoio di sfogo si accede alla platea, a ferro di cavallo, dotata allora di 190 posti. Sopra questa prima fila ci sono altri due ordini di palchi ed il loggione (la “piccionaia”). Complessivamente la sala conta 60 palchi: 18 in prima fila, 21 in seconda e terza fila. Il loggione, ad anfiteatro, aveva una capienza di circa 300 posti. La decorazione delle mensole dei palchi del 2° e 3° ordine e del parapetto del loggione, con festoni e mascheroni, fu affidata al pittore altamurano Pasquale Rossi, il quale, come l’ing. Striccoli, prestò gratuitamente la propria opera. Il palcoscenico misura m 9,50×10 ed ha un proscenio di 3 m. L’arcoscenico è sovrastato da un medaglione con il ritratto di Mercadante dipinto da Pasquale Rossi (allievo dell’altamurano Francesco Lorusso e, prima, del napoletano Domenico Morelli). Il sipario, realizzato nel 1856 da Montavano (raffigurante Federico II di Svevia che assiste ai lavori per la costruzione della Cattedrale di Altamura), risultava piccolo rispetto alle dimensioni del boccascena del nuovo teatro, così Rossi dipinse in aggiunta, sulla destra, un gruppo di armigeri.

 

eng-flag-flat   MERCADANTE THEATRE

Built in 1895, one hundred years after the birth of the composer Saverio Mercadante. Completed in just seven months thanks to the project of Vincenzo Striccoli from Altamura, it was recently restored thanks to the intervention of the Teatro Mercadante Co.Ltd. which reported it the former splendor. The main entrance of the theater, on Piazza Saverio Mercadante, leads into the vestibule which houses the bust of the Altamura musician made in 1844 by sculptor Angelini. Beyond the relief corridor you have access to the stalls, which are in the shape of a horseshoe, with 190 seats. Above this first row there are two tiers of boxes and the gallery (the “dove house”). Overall, the room has 60 boxes: 18 in the first row, 21 in second and third row. The gallery, in the shape of an amphitheater, had a capacity of about 300 seats.

The decoration of the boxes shelves of the 2nd and 3rd order and the parapet of the gallery, with festoons and masks, was entrusted to the Altamura painter Pasquale Rossi, who, like the engineer Striccoli, lent his work free of charge. The stage measuring 9.50 × 10 m and has a proscenium of 3 m. The proscenium arch is topped by a medallion with a portrait of Mercadante painted by Pasquale Rossi (a student of the Altamura Francesco Lorusso and, first, of the Neapolitan Domenico Morelli). The curtain, made in 1856 by Montagano (representing Frederick II of Swabia who participates in the works for the construction of Altamura Cathedral), appeared smaller than the size of the proscenium of the new theater, so Rossi painted in addition, on the right, a group of warriors.

 

SAN MICHELE DELLE GROTTE

San Michele_interno

È un insediamento rupestre situato a nord, al di fuori del centro storico e attualmente inglobato nel tessuto urbano. Anticamente conosciuto come “Sant’Angelo della Rizza”, è uno degli ambienti ipogei più interessanti della città, per via dell’impianto strutturale e per le pitture parietali esistenti.
La sua costruzione risale con ogni probabilità al X secolo, sorto come fondazione eremitica dei monaci di San Basilio, la cui presenza sul territorio altamurano è attestata in numerose chiese rupestri (vedi le cripte di Iesce, San Giorgio, Fornello). La facciata in muratura presenta, al disopra del portale d’ingresso, un’edicola cinquecentesca decorata con capitelli corinzi, in cui è conservata la statua in pietra di San Michele Arcangelo, opera, dalla chiara impostazione tardo-rinascimentale, eseguita sul finire del XVI secolo. L’interno, interamente scavato nel tufo, è costituito da volte basse, sostenute da cinque pilastri che suddividono la chiesa in quattro navate, ed è abbellito da un pavimento maiolicato eseguito a Laterza nel 1690. Pur presentandosi in origine interamente dipinta, la cripta conserva ancora affreschi degni di nota, tra cui, sul primo pilastro a sinistra, l’immagine a mezzo busto di Santa Lucia i cui caratteri stilistici predominanti la riconducono al XIV secolo, e, nella colonna successiva, il coevo San Nicola dei Greci, dalla testa nimbata, con il volto ieratico e la posa benedicente. Sul fondale della prima navata destra trovasi un’acquasantiera incassata a muro, incorniciata con decorazioni a racemi settecenteschi e sormontata da un cartiglio, la cui iscrizione rammenta il legame un tempo esistente con il santuario michaelico del Gargano. La seconda navata destra termina con l’altare barocco in pietra policroma dedicato al santo eponimo della chiesa, la cui effigie seicentesca tra i Santi Leonardo e Lorenzo è ben visibile nel registro in alto. Lungo le pareti laterali trovano posto, invece, le immagini di Tobia e l’Angelo Gabriele a sinistra, e di San Dioniso l’Areopagita a destra, databili tra fine cinque e inizio seicento. Segue l’altare maggiore in tufo, il cui paliotto è sormontato centralmente da una croce radiata ed è fiancheggiato da ampie volute. Nell’abside sovrastante notevole è il dipinto con la Deesis, in cui predomina l’immagine di Cristo benedicente con ai lati la Vergine e San Giovanni Battista, eseguito da anonimo frescante nei primi decenni del 1300. Infine, la prima navata sinistra termina anch’essa con un pregevole altare barocco in pietra, nella cui alzata prospettica era posta la statua di Santa Lucia, ora conservata presso il museo dell’A.B.M.C.

 

eng-flag-flat It is a rock settlement located to the north, outside the old town centre and now incorporated into the urban fabric. Formerly known as “Sant’Angelo della Rizza”, it is one of the most interesting hypogean environments of the city, due to the structural system and the existing wall paintings.
Its construction probably dates back to the tenth century, built as a hermit foundation of the monks of St. Basil, whose presence on the territory Altamura is attested in numerous rock churches (see the crypts of Iesce, San Giorgio, in Fornello area). The brickwork facade has, above the entrance portal, a sixteenth century niche decorated with Corinthian capitals, where the stone statue of St. Michael the Archangel is kept, a work, with a clear late -Renaissance setting, made at the end of the XVI century. The interior, entirely dug into the tufa, consists of low vaults, supported by five pillars that divide the church into four aisles, and it is embellished with a tiled floor made in Laterza in 1690. Despite originally presenting itself entirely painted, the crypt still preserves frescoes worthy of note, including, on the first pillar on the left, the image of half- bust Saint Lucia whose predominant stylistic character dates her back to the fourteenth century, and, in the next column, the coeval Saint Nicola dei Greci, by the hallowed headwith with a solemn face and blessing pose. On the backdrop of the first right nave a font embedded in the wall is found, framed with decorations in racemes of the eighteenth century and topped by a scroll, whose recording recalls the link at one time existing with the michaelico sanctuary of Gargano.The second right aisle ends with the baroque altar in polychrome stone dedicated to the eponymous saint of the church, whose seventeenth-century effigy of Saints Lorenzo and Leonardo is clearly visible in the upper register. Along the side walls you can find, instead, the images of Tobias and the Angel Gabriel to the left, and those of St. Dionysius the Areopagite on the right, dating back to a time between the end ofthe sixteenth and the beginning of the seventeenth between. It follows the main altar in tuff, whose frontal is centrally surmounted by a radiate cross and it is flanked by large spiral scrolls. In the above apse the painting of the Deesis is remarkable, in which the image of the blessing Christ flanked by the Virgin and St. John the Baptist predominates, made by anonymous fresco artist in the first decades of 1300. Finally, the first left aisle also ends with a fine Baroque stone altar, on which in a raised perspective the statue of Saint Lucia was placed, now preserved at the museum of ABMC in Altamura.

PALAZZI STORICI

PALAZZO VITI – DE ANGELIS

PALAZZOVITIDEANGELISÈ forse il palazzo più antico di Altamura, sicuramente tra i più belli. Costruito probabilmente nel Quattrocento dal feudatario principe Raimondello Orsini del Balzo, su una fabbrica già esistente, è adiacente alle mura medievali, inglobato sulla Porta Bari. Si sviluppa su tre piani, occupando un intero isolato. Sontuoso è il portale rinascimentale che si affaccia su corso Federico II. Splendido il cortile interno, impreziosito da una scala d’onore e la cappella del palazzo. Il pavimento è lastricato in pietra calcarea (chianche) e finisce con una torretta merlata in falso stile gotico. Di pregio è il loggiato rinascimentale con eleganti colonnine e capitelli. Su un capitello è presente lo stemma dei De Angelis, la casata che acquisì il palazzo subito dopo i Del Balzo e prima dei Viti, che ancora lo posseggono.

 

eng-flag-flat This is perhaps the oldest palazzo of Altamura, and surely one of the most beautiful. It was probably built in the XV century on a preexisting structure by the will of the feudal lord prince Raimondello Orsini del Balzo. It is adjacent to the most prominent remains of medieval walls and Porta Bari, the only city gate preserved in its former aspect. The extensive three-story building comprises a palace chapel and the wonderful inner courtyard is paved with limestone slabs. A staircase leads up to a turret with Neo-Gothic battlements. Notable are the sumptuous Renaissance portal and the loggia with elegant columns and capitals. One of these capitals exhibits the coat of arms of the De Angelis family that acquired the building immediately after the Del Balzo family and before the Viti family. The latter are still the owners of the palazzo.

PALAZZO MELODIA

palazzomelodiaSi affaccia in piazza Duomo, di fronte all’entrata principale della Cattedrale. Fu edificato a metà dell’Ottocento, su progetto dell’ing. Orazio Lerario. Palazzo Melodia è un edificio in puro stile neoclassico. Il piano inferiore è impegnato da 20 alte colonne, che sostengono un ampio balcone con 10 finestroni. Da sempre proprietà della nobile famiglia Melodia, fu acquistato interamente nei primi anni del ‘900 dall’agricoltore Giuseppe Incampo.

 

eng-flag-flatThe palazzo is located in front of the cathedral and overlooks the cathedral square. It was built in the mid-nineteenth century according to the drawings of architect and engineer Orazio Lerario. It is a building in pure neoclassical style. The lower floor counts twelve tall columns, which support a large balcony with ten windows. Always owned by the noble Melodia family, in the early years of the XX century it was bought by the farmer Giuseppe Incampo.

CASA NATALE DI SAVERIO MERCADANTE

saverio mercadantePoco rilevante dal punto di vista architettonico, è il palazzo dove nacque, nel 1795, il famoso Saverio Mercadante, tra i più grandi musicisti italiani dell’Ottocento. Si affaccia su Corso Federico II, di fronte alla chiesa di San Nicola dei Greci.

 

eng-flag-flat Although it looks rather insignificant from the architectural point of view, it is the birth house of the famous Saverio Mercadante (1795), one of the greatest amongst the Italian composers of the XIX century. It is located opposite the church of San Nicola dei Greci and overlooks Corso Federico II.

 

PALAZZO BALDASSARRE

PALAZZO BALDASARRA 3È situato su via fratelli Baldassarre, nei pressi di Piazza Foggiali. Si tratta di un edificio quattrocentesco, a tre piani, quasi completamente rimaneggiato nel Seicento. Capolavoro dell’arte edilizia del tempo, presenta particolari di alto valore architettonico, come il balcone in ferro battuto in stile barocco. Appartenne alla famiglia di mastri muratori Baldassarre, divenuti nel tempo tra i più importanti costruttori della città. Si ricordano, in particolare, i fratelli Michele e Giuseppe che svolsero un ruolo importante durante l’assedio delle truppe del Cardinale Ruffo, nel 1799. Fu fa un fondo di Michele, in quell’anno, che fu sradicato l’albero della libertà apposto in Piazza Duomo, simbolo della Repubblica Partenopea.

 

eng-flag-flat The palazzo is situated in proximity to Piazza Foggiali and opens onto Via Fratelli Baldassarre. It is a three-story building dating back to the XV century which was almost completely rebuilt in the XVII century. This architectural masterpiece shows many details of artistic importance, such as the wrought iron balcony in Baroque style. It was owned by the eponymous family, having become with time the city’s most eminent family of constructors. The two brothers Michele and Giuseppe are still remembered for their important role in the resistance shown against the siege of Cardinal Ruffo’s troops, in 1799.

 

PALAZZO VESCOVILE (GIA’ SEDE DELL’UNIVERSITA’)

palazzovescovileAddossato all’Arco del Duomo, lungo Corso Federico II di Svevia, è il palazzo vescovile, già Palazzo dell’Università. Come attesta una lapide affissa sul muro, la Regia Università fu fondata nel1748 con decreto del Re Carlo III, e diventò subito un florido centro culturale, tanto da consentirle l’appellativo di “Appula Atene”. L’Università fu mantenuta dal fondo del Monte a Moltiplico (rendite ecclesiastiche e risparmi delle confraternite laiche) istituito nel 1619 per erigere il Vescovato, mai effettuato, e utilizzato, quindi, per l’Università come Monte delle scuole. L’Università seguì, con la Rivoluzione del 1799, le infauste sorti della città. Nel 1811, dopo il breve periodo di Goacchino Murat, il Regio Studio fu chiuso.

 

 

eng-flag-flat Leaning against the Arch of the Cathedral. During the second half of the XVIII century it housed the University of Altamura. As attested by a commemorative plaque affixed to the wall, the Royal University of Altamura was founded in 1748 by a decree of King Charles III. It soon became a thriving cultural center and earned the city the sobriquet “Athens of Apulia.” The University was maintained by the “Monte a Moltiplico fund” (ecclesiastical revenues and savings of the lay confraternities) set up in 1619 to erect the Bishop’s palace, never carried out, and used, therefore, for the University as schools fund. With the end of the revolution of 1799 the university shared the dire fate of the conquered and devastated city. In 1811, after a short phase of Goacchino Murat’s reign, the Royal University was closed for good.

 

PALAZZO DE GEMMIS - CAGNAZZI

palazzogemmis-cagnazziSplendida la facciata principale, di stile settecentesco, con ingresso a colonne e lo stemma del casato in alto. La costruzione era la residenza della famiglia Cagnazzi, discendente da Samuele de Samuele (seniore), nobile greco del regno di Macedonia, traferitosi ad Altamura nel 1554. Nel 1628 un certo Marino Cagnazzi donò a Samuele de Samuele (iuniore) tutti i suoi beni a condizione che lo assistesse fino alla vecchiaia, che aggiungesse il simbolo del “cane” allo stemma gentilizio e assumesse come secondo nome Cagnazzi (De Samuele Cagnazzi). Chi ha dato lustro al Palazzo sono i due fratelli Luca e Giuseppe De Samuele, grandi rappresentanti della nobiltà altamurana di fine Settecento. Giuseppe de Samuele, fratello del detto arcidiacono Luca, sposò del 1785 Elisabetta De Gemmis  e lasciò in eredità al figlio Ippolito il titolo di nobile “ab immemorabilis” e la proprietà del palazzo. Gli eredi di Ippolito (sposato con Antonietta Martucci) abitarono il palazzo per tutto l’800, fino a quando gli eredi attuali Raiola-Pescarini, imparentati con i Cagnazzi, vivendo a Roma e a Napoli, lo hanno venduto alla famiglia Clemente. Oggi il palazzo è sede dell’ Hotel San Nicola.Sulla facciata principale al primo piano è stato riposto lo stemma del casato comprendente i simboli gentilizi dei Cagnazzi e delle famiglie imparentate dei Nesti, De Gemmis e Lioy. Nell’atrio a sinistra una lapide riporta nell’iscrizione che il patrizio Michele De Gemmis nel 1829 poneva per conto della figlia Cecilia a ricordo della chiesa di Sant’Augustinello, fondata dai Flumaro e passata ala famiglia Corcoli prima e De Gemmis poi. All’interno del palazzo sulle volte delle stanze sono stati restaurati gli stemmi delle famiglie Nesti e Martucci. I due piani superiori sono stati trasformati in lussuose stanze d’albergo. La scalinata è impreziosita da un reperto in pietra raffigurante S. Nicola da cui l’albergo prende il nome.

 

eng-flag-flat This palazzo has a splendid eighteenth-century facade and presents an entrance supported by columns with the coat of arms at the top. The building was the residence of the Cagnazzi family, descendants of Samuel de Samuel (the elder), a Greek nobleman who in 1554 had moved to Altamura from the kingdom of Macedonia. In 1628 a certain Marino Cagnazzi offered Samuel de Samuel (the younger) all of its assets, provided that he would assist him in his old age, add the symbol of a “dog” to his family crest and assumed the name Cagnazzi (De Samuel Cagnazzi) as a second last name. However, those who have brought prestige to the Palace are the two brothers Luca and Giuseppe De Samuel, great representatives of the nobility of Altamura in the late eighteenth century. In 1785 Giuseppe de Samuel, brother of the archdeacon Luigi, married Elisabetta De Gemmis. He bequeathed to his son Ippolito the noble title of the stately building. The heirs of Ippolito and his wife Antoinette Martucci lived in the building throughout the nineteenth century. The recent heirs finally sold the edifice to the Clemente family. Today the palazzo houses the ‘Hotel San Nicola’. The two upper floors have been converted into luxury rooms. The staircase is adorned with a stone artifact depicting St. Nicholas from which the hotel takes its name.

 

 

 

 

 

 

 

 

LE CHIESE

LA CATTEDRALE

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( foto di Luca Bellarosa)

La Cattedrale di Altamura, situata in terra di Bari- in Puglia, è dedicata a Santa Maria Assunta, la Madonna dell’Assunta e rappresenta il centro religioso, storico e artistico della città.
La Cattedrale di Altamura ha un unico e suggestivo aspetto grazie alla sua varietà di influenze artistiche e grandi cambiamenti che hanno avuto luogo nel 16 ° secolo. La sua pesantezza generale e austerità riflette le sue origini del tardo romanico sotto Federico II e le torri gemelle della facciata ricordano le cattedrali medievali della Germania. Fu stata fatta costruire tra il 1230-1232 per volontà di Federico II di Svevia, il quale, dopo aver ricostruito Altamura, fece costruire la cattedrale libera e esente da ogni giurisdizione sia del vescovo locale che dell’arcivescovo. Era soggetta solo all’imperatore che nominava l’arciprete, e alla Chiesa di Roma. La bolla papale, emessa da Papa Innocenzo IV approvava la nomina dell’arciprete e dei privilegi dell’imperatore. Il primo arciprete fu il decano Riccardo da Brindisi, un parente stretto dell’Imperatore. Il tempio santo assembla una varietà di stili (romanico-pugliese, gotico, barocco, Moresco), ben miscelati insieme, come per dare la percezione di una bellezza armonica. Alcuni studiosi parlano addirittura di uno stile tipico dello stesso Federico per il tocco personale che l’imperatore fu in grado di imprimere alla sua costruzione, un’impronta che è rimasta intatta nel magnifico portale, nei capitelli delle colonne interne, nelle bifore e nei matronei.

Il Duomo, in origine, non era così come lo vediamo oggi: l’ingresso era sul lato opposto con un magnifico portale e due porte laterali, l’abside si trovava sulla facciata attuale, la bifora (con due luci), che è attualmente su l’Arco di Duomo era collocata al posto in cui si trova ora il rosone. C’era un solo campanile, quello sulla destra, senza il terzo piano (livello) e senza la cupola. La consacrazione avvenne intorno al 1270 sotto Carlo d’Angiò.
Il 29 gennaio 1316 il tempio fu parzialmente danneggiato molto probabilmente a causa di un terremoto o per un incidente per un crollo a causa dei lavori che si stavano svolgendo per aumentare i piani sul campanile. Questa ipotesi sembra essere sostenuta dalla successiva costruzione della torre ottagonale bloccata alla base della torre. Secondo alcuni storici il crollo della cattedrale è stata l’occasione per gli Angioini per cancellare le prove culturali lasciate da Federico, il grande imperatore, che era il loro terribile nemico. Tra i lavori di ricostruzione della corrente facciata principale Roberto I d’Angiò fece costruire una porta che si affaccia in piazza Duomo affidando l’incarico ai figli della famiglia Consiglio di Bitonto. L’evento è ricordato in un’iscrizione posta sull’arco sopra la porta che si affaccia sul lato nord in piazza Duomo, fatta apporre in quell’anno per volere del re Roberto d’Angiò. Nel 1485 la chiesa ottenne il privilegio di essere elevata dal rango di parrocchia ad una chiesa collegiata e quindi ci fu un aumento significativo del numero dei membri del Capitolo.

Con l’arciprete Francesco Rossi, di Altamura, nominato dal re di Napoli Ferdinando I d’Aragona, iniziarono i lavori di ampliamento dell’edificio con la costruzione della nuova canonica (coro) e la sala capitolare, lavoro che è stato terminato nel 1494 come testimonia la presenza di tre stemmi, quello di Ferdinando I di Aragona collocato sull’attuale parete posteriore, l’altro sopra la porta che porta alla chiesa da Via O. Candiota e l’ultimo, sulla parete sinistra, non appena si accede da questo lato, che mostra la data della morte del re.
Il lavoro fu ripreso nel 1521 dopo la morte di Francesco Rossi e si concluse solo nella prima metà del XVI secolo, con la nomina dell’arciprete Niccolò Sapio, un sacerdote di Altamura, non nominato dal sovrano, ma da papa Clemente VII che ignorò il decreto reale. Niccolò proseguì l’opera incompiuta: cambiò e modificò l’architettura del luogo sacro, sostituendo il primo ingresso della cattedrale da Ovest a Est, fece costruire anche il coro, il pulpito e la sedia vescovile, il tutto in legno di noce. Una iscrizione incisa in latino nel coro in legno recita: “ANNO DOMINI MCCCCXXXXIII in tempore NICOLAI SAPII ARCHIPTR” “Nell’anno del Signore 1543, al tempo di Nicola Sapio, l’arciprete”.

Dopo, nel 1550, lo spagnolo Vincenzo di Avyla de Salazar, nominato dall’imperatore Carlo V d’Asburgo, si impossessò con la forza delle armi, abbattendo la porta della cattedrale che i chierici gli avevano chiuso in faccia per impedirgli l’ingresso. La nuova porta fu fatta in legno di noce, frassino e larice dal Maestro Pietro de Marzano e fu sormontata da una scritta (da parte di Francesco de Nunno) per ricordare che la chiesa era sotto collazione reale (giurisdizione). La stessa porta (come risulta da un’aggiunta alla vecchia iscrizione, fu restaurata nel 1660). Questo prelato, seguendo le orme dei suoi predecessori, ordinò la costruzione del secondo campanile, quello a sinistra, in direzione sud, (1551-1555) facendo affiggere sul fronte tre stemmi scolpiti nella pietra: l’imperatore Carlo V al centro, il viceré Pietro da Toledo a destra e l’arciprete Salazar a sinistra. Sotto gli stemmi è possibile vedere l’iscrizione, rovinata nella parte finale, che riporta gli eventi più importanti vissuti dalla Chiesa di Altamura. Durante il periodo dell’Arciprete Antonio de Rinaldis (1727-1746), furono costruiti i terzi livelli dei due campanili con le cupole sopra di loro e così anche la “loggetta”.

 

L’ESTERNO
L’esterno: una meraviglia architettonica che armonizza le trasformazioni di varie età; le svettanti torri campanarie si stagliano verso il cielo, come per sottolineare il mistero della Vergine Maria Assunta in cielo con cui Federico II, anche se considerato da una certa letteratura settaria del tempo come Anticristo e ateo, ha voluto dedicare questo unico monumento religioso, a testimonianza della sua fede e devozione alla madre di Cristo.
Possiamo apprezzare vari stili architettonici: le magnifiche due torri campanarie( in stile romanico) che sono caratterizzate al secondo livello da bifore (in stile gotico).
I due campanili possono sembrare identici al primo sguardo, ma sono diversi e appartengono a diversi periodi: quello a destra rappresenta la torre della prima costruzione, al tempo dell’imperatore Federico, intorno al 1232. Si innalzava fino al secondo livello e si trovava nella facciata posteriore dato che l’ingresso era sul lato ovest. La torre a sinistra fu, probabilmente, costruita tra il 1551 e il 1555 fino al secondo livello quando era in carica l’arciprete Vincenzo de Salazaar. Durante il periodo dell’Arciprete Antonio de Rinaldis (1727-1746) sono stati costruiti i terzi livelli dei due campanili con le cupole sopra di loro “.

 La Loggetta (balcone, veranda) fu costruita nel 1729, quando il l’arciprete era Antonio De Rinaldis. Al centro, sotto l’arco possiamo vedere la statua della Vergine “Assunta”, a sinistra la statua di S. Pietro, con le chiavi e sulla destra la statua di S. Paolo, con la spada. Tutte le statue, in Mazzarò (un tipo di pietra locale) furono scolpite da un prete di Altamura, di nome don Nicola Masiello. Con la costruzione della loggetta i campanili sembravano in qualche modo schiacciati (premuti) su tutta la facciata) pertanto l terzi livelli (con torri più piccole) furono costruiti con le rispettive cupole. Le cupole furono fatte in tufo (stile barocco) per abbinarsi alla loggetta. (Con linee concave arrotondate e con il posizionamento finale di piccole croci e bandiere la cattedrale raggiunse l’altezza di metri 45,70.

 Il rosone Supportato da un piccolo telamone, fu probabilmente costruito intorno al 1550, è ornato da motivi floreali. Al centro c’è il “Agnus Dei”, l’agnello di Dio “. Dal centro si diramano verso l’esterno 15 esili colonne che terminano con archi arabeschi intrecciati, racchiusi in tre anelli concentrici riccamente decorati. I capitelli sono diversi l’uno dall’altro. In una forma di ruota con 15 raggi e non 12, come si vedrebbe di solito in un rosone, essa rappresenta forse la data del 15 agosto, quando viene celebrata la festa religiosa della Madonna Assunta.

 

La Bifora
La bifora posizionata sull’Arco Duomo risale al 1232 ed era collocata al centro quando la facciata principale era sul lato ovest della cattedrale e, insieme con l’abside e un solo campanile (quella che vedete sulla destra ora) fino al secondo livello caratterizzavano la facciata.
La finestra gotica originale dell’abside, che fu messa al centro sin dall’inizio della costruzione originale della cattedrale nel 1232, fu spostata verso il lato sinistro per fare spazio al rosone. Essa richiama alcuni motivi presenti nel portale: possiamo vedere due colonne laterali supportate da due leoni e una ricca decorazione a foglia che fa da cornice. Possiamo anche ammirare una varietà di animali, tra questi leoni, elefanti, Grifoni, serpente posti sulla facciata principale e anche sulle pareti laterali solo perché erano tipici delle decorazioni in Puglia e anche perché Federico II amava gli animali, egli era infatti certamente un buon cacciatore.

 

Gli stemmi

I tre stemmi risalgono al 1550. Quello al centro, il più grande, rappresenta l’imperatore Carlo V d’Asburgo; quello a destra rappresenta il decano Vincenzo de Salazar e quello a sinistra il vice-re Pietro da Toledo. Questi stemmi furono fatti volutamente mettere dal decano V. Salazar per confermare e dimostrare pubblicamente che solo l’imperatore poteva nominare un decano. Questo purtroppo, non può essere chiaramente decifrato dall’iscrizione.

 

Il portale gotico
L’attrazione principale della cattedrale di Altamura è il suo portale, costruito nel XIV secolo, dopo il crollo che ebbe luogo nel 1316, sotto il regno di Roberto d’Angiò, quando l’ingresso fu spostato dalla facciata ovest verso il lato est. Sotto l’apice ci sono gli stemmi della regina Giovanna I d’Angiò e il marito Luigi d’Angiò, del ramo di Taranto. Sopra lo stemma c’è una piccola statua del Cristo benedicente seduto sul trono.
Il singolare portale ha un insolito stile locale con influenze gotiche e romaniche. È particolarmente notevole per la sua ricchezza di molteplici particolari: un gran numero di scene bibliche sono raggruppate in un piccolo spazio. I suoi effetti sono ottenuti da forti contrasti a causa della pesante intagliatura e strombatura. Il portale presenta un timpano che è caratterizzato dalla bella Madonna col Bambino affiancata da due angeli inginocchiati. In contrasto con il resto del portale, questa parte è spaziosa e serena. L’architrave sottostante è occupata da un’affascinante rappresentazione dell’ultima cena con i dodici discepoli. Il lungo tavolo rettangolare è cosparso con pagnotte di pane, coppie di pesci e ceste. Invece della sua solita posizione nel centro, Cristo è seduto nell’estrema sinistra, dove viene abbracciato e baciato sulla guancia da una persona dai capelli corti e senza barba. Questa è probabilmente una variazione sul filo conduttore del vangelo di Giovanni, “il discepolo prediletto”, che è appoggiato sul suo petto mentre cenavano. Alternativamente, anche se la scena è sbagliata e il gesto sembra troppo tenero, potrebbe rappresentare il Bacio di Giuda (che, secondo i Vangeli, ebbe luogo all’esterno nel giardino). L’archivolto interno del portale è scolpito con lunghe viti che crescono da vasi sorretti dalle donne alla base, essendo l’acqua una fonte importante di vita. L’archivolto esterno è incorniciato dalla scena dell’Annunciazione, con l’Arcangelo Gabriele a sinistra e la Vergine Maria sulla destra. Tra queste due figure più grandi ci sono 22 scene in miniatura della vita di Cristo, il balcone tra i due campanili con le statue della Vergine Assunta, San Pietro con le chiavi (a sinistra) e St. Paul con la spada (a destra). E così anche i terzi livelli di entrambi i campanili con le cupole furono costruiti in stile barocco per abbinarsi alla loggetta. La superficie della chiesa è di 1.188 metri quadrati (54×22), raggiungendo 45.70 metri di altezza. L’intera chiesa fu restaurata nel suo interno tra il1854-1861 dall’arciprete Falconi che sostituì il pavimento in marmo, rivesti le parti inferiori delle colonne in marmo e dipinse le parti superiori con stucchi che assomigliavano al marmo arricchendole con una ricchezza di dorature. L’interno della cattedrale misura metri 35,50 di lunghezza, metri 18 metri di larghezza e 23,80 di altezza. Nel 1869 fu dichiarato monumento nazionale. Nel febbraio del 1975 furono fatte le prime opere di consolidamento statico finanziate dalla Cassa del Mezzogiorno, e all’inizio del 2000 un nuovo lavoro di restauro fu fatto sia all’interno che all’esterno, che portò anche a nuove scoperte.

 

La Porta Angioina
Il lato nord della cattedrale non è stato mai modificato sin dalla sua costruzione nel 13° secolo. Le grandi arcate cieche sono forate da finestre gotiche sottili, su cui scorre un elegante triforio. Il terzo arco contiene una profonda nicchia chiamata Porta Angioina, che è stato costruito nel 1316) per volere del re Roberto I d’Angiò dai figli di Consiglio, cittadini della città di Bitonto, esperti nell’arte. Lo stemma con l’iscrizione dedicatoria che appare sopra di esso testimonia questo. L’iscrizione in latino nel timpano recita: “Sono una cappella regale, nessuno osi sfidarmi, perché io, Roberto protetto dal cielo la proteggerò”. Il testo è una chiara testimonianza per l’indipendenza della chiesa di Altamura da qualsiasi giurisdizione del vescovo e arcivescovo, soggetta solo alla autorità papale. Più in alto c’è un bassorilievo di un sorridente San Michele, l’Arcangelo in piedi sul drago. Le 12 trifore risalgono al tempo di Federico. Decorata con motivi floreali, lavorata con precisione, con un telaio interno con bordo seghettato, la porta è un tipico esempio di lavoro scolpito angioino del 14° secolo. La porta di legno è decorata in alto con pannelli costituiti da un lavoro di alto rilievo raffigurante San Pietro, l’Assunta, San Giuseppe e San Paolo e degli stemmi araldici, compreso l’emblema della città di Altamura, nonché in basso un numero di facce barbute.

 

L’Interno
Dopo aver ammirato l’esterno dell’edificio, incantati dalle forme semplici e dall’elegante capolavoro in pietra, entrando nella cattedrale non si può non essere sorpresi. L’interno, infatti, non è quello che ci si aspetterebbe di trovare. È il risultato di un intervento laborioso e costoso di modernizzazione e di restauro tra il 1854 e il 1860 sotto la prelatura di Giandomenico Falconi. Il lavoro fu affidato a Federico Travaglini, coadiuvato dall’architetto Corradino de Judicibus. La chiesa perse la sua antica semplicità quando le sue colonne di pietra furono coperte di marmo bianco e verde proveniente dalla Calabria, con stucchi dipinti. Furono risparmiati solo i capitelli. Il soffitto ligneo fu ricostruito, decorato con stucchi e dorature, su cui furono affissi gli stemmi delle più famose famiglie che governarono il Regno di Napoli (angioina, aragonese, Asburgo, Savoia), così pure quelli di Pio IX e del prelato Falconi. L’interno fu anche ben presto trasformato in una grande galleria d’arte. Furono chiamati famosi artisti napoletani del XIX secolo che con le loro opere abbellirono le 12 cappelle laterali. L’interno della chiesa è a pianta di basilica romanica a tre navate ed il piano strutturale è quello del tempo di Federico: un rettangolo con una navata centrale, due navate laterali L’ingresso attuale, in origine, era l’abside. I suoi resti sono stati riportati alla luce nel 1997 da uno scavo effettuato dalla Soprintendenza per i beni Archeologici, Artistici e Storici della Puglia. Lo scavo ha portato alla luce ventitré tombe contenenti alcuni resti umani e alcuni elementi di corredo.

 

La navata centrale
La navata centrale è caratterizzata da 14 colonne cilindriche, tutte con una base ottagonale, sormontate da bei capitelli. I pilastri sostengono archi a tutto sesto, sopra di loro e su entrambi i lati della navata centrale possiamo apprezzare doppie bifore, con vari capitelli di diversi stili e forme. Le piccole finestre sono anche collegate tra loro da archi a tutto sesto e forniscono luce ai matronei su entrambi i lati.

 Le due acqua santiere

Entrando nel tempio vediamo subito a destra e sinistra due acqua santiere in marmo realizzate nel 1735 raffiguranti la Madonna come si è sollevata al cielo circondata da angeli, il tutto in uno stile barocco.

Il pulpito in pietra
Inoltre sulla destra vediamo l’ambone, un antico pulpito in pietra bianca, appoggiato alla porta che conduce alla torre campanaria che domina piazza Duomo. Secondo il sacerdote Santoro Orazio, il pulpito realizzato in pietra calcarea di Putignano fu costruito nel 1545 dal maestro Francesco Pogheso anche di Putignano. Sempre secondo Santoro, la sua collocazione originale sarebbe stata accanto alla sedia episcopale vicino al primo pilastro nel presbiterio. Fu collocata nel posto attuale nel 1969. Ha una forma ottagonale con 7 sottili colonne che sostengono i pannelli raffiguranti scene bassorilievo della vita di Cristo. I capitelli presentano decorazioni grottesche. Era utilizzato per leggere passi della Bibbia e le letture per la Messa.

 

Il Presbiterio
E ‘ il risultato del grande lavoro di ampliamento della chiesa, che ebbe inizio quasi subito dopo il privilegio concesso nel 1485 che sollevò la chiesa da parrocchia a distinta Chiesa Collegiata con un aumento significativo del numero di canonici e dei cappellani. La necessità di un ampliamento dell’edificio non poteva essere rinviata. Il lavoro, però dovette subire una battuta d’arresto nel 1494, anno della morte del re Ferdinando I d’Aragona. L’arciprete Francesco Rossi di Altamura poté riprendere i lavori solo nel 1521, poiché il presbiterio necessitava urgenti lavori di riparazione essendo stato abbandonato per diversi anni. Non riuscì, però, a completare il lavoro poiché morì nel 1527, mentre in Altamura infuriava la peste. Fu il suo successore, Niccolò Sapio che completò i lavori, dando consolidamento alle strutture e commissionando la progettazione dell’interno. Affidò a tre artisti napoletani la costruzione del prezioso coro ligneo, della sedia episcopale, del pulpito, mentre la pala fu dipinta da Leonardo Castellano. Ciò che colpisce il visitatore, mentre attraversa l’ingresso principale, è la maestosità dell’altare principale. Costruito nel 1735 con marmo bianco e policromi che  sostituì quello in legno uno del Cinquecento. Nel 1793 il fratelli Cimafonte di Napoli lo abbellirono ponendo al centro la pala.
Nello stesso anno le statue del Padre Eterno, dei due cherubini in ginocchio, dello Spirito Santo e dell’aquila a due teste furono fatte dallo scultore Antonio Beliazzi. L’aquila a due teste  era il simbolo araldico di Carlo V d’Asburgo, che era l’imperatore durante la costruzione del tempio, mentre i due Serafini furono scolpiti nel 1879 da Francesco Paolo Evangelista. Alzando gli occhi al soffitto, è possibile vedere ai quattro angoli delle grandi arcate laterali gli affreschi dei quattro Evangelisti, opere di Molinari.

 

La Pala
Il dipinto dell’Assunzione della Vergine del 1546 è una delle poche opere superstiti del pittore napoletano Leonardo Castellano, artista ben noto nel suo tempo. L’ opera fu commissionata a lui nel 1545 dall’arciprete Niccolò Arciprete Sapio e fu completata l’anno successivo quando fu inviata da Napoli con le decorazioni prospettiche di legno, assemblate localmente dal Maestro Virgilio Imperato, un doratore professionale. La pala dovette attendere fino 1548 per essere collocata al suo posto. Il maestro Leonardo trascorse un periodo di tempo tra marzo 1547 e giugno dell’anno successivo a ritoccare e completare il quadro. Fu sicuramente in questo periodo che dipinse nella parte retrostante di San Pietro, la figura di un uomo con la barba e un cappello, probabilmente si tratta di Niccolò Sapio, il decano, ritratto nella posizione di preghiera. Nel 1793, quando il prospetto in legno fu sostituito con quello in marmo, il quadro fu ridotto alle dimensioni attuali dal pittore Paolo Linari, che accorciò la tela sia in alto che in basso.

 

Il coro
Il coro in legno, insieme con la sedia episcopale e il pulpito, sono una testimonianza dell’arte napoletana di intaglio del XVI secolo.
I tre artisti che hanno lavorato qui costruendo un vero e proprio capolavoro sono: Colantonio Bonafida, Teodoro Marzano e Candiloro di Fanello.
Il coro, diviso in due parti, consiste di 64 banchetti, divisi in due livelli: 38 nella parte superiore, e 26 in basso, (ogni lato avente 19 banchetti nella parte superiore e 13 in basso). Quelli superiori, sotto forma di una nicchia, sono delimitati da sottili colonne e hanno la schiena scolpita in bassorilievo con figure di santi e Virtù personificate. Quelli in basso sono divisi da mensole e hanno braccioli lavorati con motivi vegetali e animali. Guardando l’altare maggiore, sulla sinistra c’è la scritta che indica l’anno di completamento e il nome del Arciprete che commissionò il lavoro, a destra i nomi degli artisti che crearono l’opera. La sedia episcopale, durante il recente restauro, è stata spostata dalla sua posizione originale e posta al centro dell’altare maggiore, nel suo retro c’è un bassorilievo raffigurante la conversione di St. Paul, e sopra, nella zona centrale, un baldacchino intagliato con l’emblema dell’Arciprete Niccolò Sapio. La balaustra in marmo che circondava l’intera area, costruita nel 1823 dai marmisti Gaetano Gravone di Napoli e Giuseppe Scala di Corato, è stata in gran parte smantellata e alcune parti sono state utilizzate per contenere l’altare centrale.

 

Il Pulpito
Finemente intagliato in legno di noce, è il lavoro degli stessi artisti che hanno creato il coro e la sedia episcopale.

Gli organi
Su entrambi i lati delle pareti perimetrali del coro, in fondo alle due navate laterali, ci sono due organi. Il più piccolo a sinistra, è l’opera degli altamurani Fratelli Baldassarre, costruttori di organi per chiesa e fu costruito nel 1860, l’altro, invece, con 72 voci, è stato acquistato dalla ditta Bossi-Vegezzi, di Torino nel 1879.

 

Il soffitto
I lavori più importanti di ristrutturazione realizzati nel XIX secolo interessarono anche il soffitto che fu completamente rinnovato.
Il nuovo soffitto ligneo fu arricchito con stucchi e dorature. Una serie di emblemi (stemmi) ripercorre idealmente la storia del monumento ricco di raccoglitura reale (impronte, segni, prove). Sul soffitto del tempio, a partire dal presbitero, ci sono gli stemmi di Pio IX e dell’arciprete Giandomenico Falconi (commissario del restauro), andando avanti verso l’uscita, nella prima sezione, l’aquila a due teste, erroneamente messo lì per indicare lo stemma di Federico II di Svevia e ulteriormente quello angioino. Questo è seguito, nella seconda sezione, dallo stemma di Aragona, poi di Carlo V d’Asburgo e, infine, nella terza sezione, quello della Casa di Savoia.

 

 

 

eng-flag-flat THE CATHEDRAL

Historical information
The Cathedral of Altamura, situated in the land of Bari- in Apulia, is dedicated to Santa Maria Assunta, our lady of the Assumption and it represents the religious, historical and artistic centre of the city.

Altamura Cathedral has a unique and striking appearance thanks to its variety of artistic influences and major changes which took place in the 16th century. Its overall heaviness and austerity reflects its late Romanesque origins under Frederick II and the twin towers of the facade are reminiscent of the medieval cathedrals of Germany.

It was built between 1230-1232 on the will of Frederick II of Swabia, who, after having rebuilt Altamura, had the cathedral built free and exempted from every jurisdiction both of the local bishop and archbishop. It was only subject to the emperor who appointed the archpriest (dean), and to the church of Rome. The papal bull, issued by pope Innocenzo IV approved the appointment of the dean and the privileges of the Emperor. The first dean was Riccardo da Brindisi, a close relative of the Emperor. The holy temple assembles a variety of styles (Romanic-Apulian, Gothic, Baroque, Moresco), nicely blended together as to give the perception of one harmonic beauty. Some scholars even speak of a style typical of Frederick himself for the personal touch that the emperor was able to impress upon its construction, imprint that has remained intact in the magnificent portal, in the capitals of the interior columns, in the mullioned windows and  in the women’s galleries.

The Cathedral, originally, was not as we see it today: the entrance was on the opposite side with a magnificent portal and two side doors, the apse was located on the current façade , the mullioned window ( with two lights), which is currently on the Arc of Duomo was displayed where the rose window is  at present .There was only one bell tower, the one on the right, without neither the third floor (level) nor the dome. The consecration took place around 1270 under Charles of Anjou.

On 29 January, 1316 the Temple was partially damaged most probably by an earthquake or by a collapse accident due to the work which was going on in order to raise the bell tower. This hypothesis seems to be supported by the subsequent construction of the octagonal tower clamped at the base of the tower. According to some historians the collapse of the cathedral was an opportunity for the Angevins to erase the cultural evidence left behind by Frederick, the great emperor, who was their terrible enemy. Amongst the reconstruction work of the current main façade Roberto I of Anjou entrusted the building of a door that looked into Piazza Duomo to the sons of Consiglio family of Bitonto. The event is remembered in an inscription placed on the arc over the door that faces the North side, looking into piazza Duomo, built in that year for the will of King Roberto of Anjou.
In 1485 the church obtained the privilege of being elevated from the rank of Parish to a collegiate church and therefore there was a significant increase in the number of Chapter members.

Under the archpriest Francesco Rossi, of Altamura,  appointed by the King of Naples Ferdinand I of Aragon, the work of  building extension begun with the construction of the new presbytery( chancel) and chapter house, work that was finished in 1494 as evidenced by the presence of three coats of arms, the one  of Ferdinand I of Aragon placed on the current posterior  wall, the other one over the door that takes to  the church from Via O. Candiota and the last one ,on the left wall, as soon as you enter from this side, which shows the date of the king’s death. The work was resumed in 1521 at the death of Francesco Rossi and ended only in the first half of the sixteenth century with the appointment of dean Niccolò Sapio, a priest from Altamura, not named by the sovereign, but by Pope Clement VII who ignored the royal decree. Niccolò continued the unfinished work: he changed and modified the architecture of the sacred place by replacing the initial entry of the cathedral from West to East, he also built the choir, the pulpit and the bishop chair, all in walnut wood. An inscription engraved in Latin the choir wood reads:” ANNO DOMINI MCCCCXXXXIII IN TEMPORE NICOLAI SAPII ARCHIPTR” “In the Lord’s year 1543 at the time of Nicola Sapio, the archpriest”. After that, in 1550, the Spanish Vincenzo of Avyla de Salazar, appointed by the emperor Charles V of Hapsburg, took possession by the force of weapons, by breaking down the door of the cathedral which clerics treacherously had closed in his face to prevent him from entering. The new door was made in walnut, ash and larch by Master Pietro de Marzano and it is surmounted by an inscription (by Francesco de Nunno) as a reminder that the church was under royal collation(Jurisdiction). The same door (as it results from an addition to the old inscription, was restored in 1660). This prelate, following the footsteps of his predecessors, ordered the construction of the second bell tower, the one on the left, towards south, (1551-1555) having affixed on the front three coats of arm carved in stone: the Emperor Charles V in the middle, the viceroy Peter from Toledo to the right and the archpriest Salazar to the left. Below the coats of arm you can see the inscription, ruined in the final part, which reports the most important events lived by Altamura Church. During the time of archpriest Antonio de Rinaldis (1727-1746) the third floors of the two bell towers with the domes above them were built, also the “loggetta”.

THE EXTERNAL

The exterior: an architectural wonder that harmonizes the transformations of various ages; the soaring bells towers shoot up towards the sky, as to emphasize the mystery of   the Virgin Mary’s Assumption in which Frederick II, although considered by some sectarian literature of the time as an Antichrist and Atheist, wanted to dedicate this single religious monument, as a testimony of his faith and devotion, to the mother of Christ. We can appreciate various architectonic styles: the magnificent two bell towers (Romanesque), characterized in the second level by double lancet windows (Gothic).

The two bell towers may seem identical at first look, but they are diverse and belong to different periods: the one on the right represents the bell of the early construction, at the time of the emperor Frederick, around 1232. It rose up to the second level and was at the back façade as the entrance was at the west side. The bell on the left was, most probably, built between 1551 and 1555 up to the second level when the dean in charge was Vincenzo de Salazaar. During the time of archpriest Antonio de Rinaldis (1727-1746) the third floors of the two bell towers with the domes above them were built

La Loggetta (balcony, porch) was built in 1729 when the dean was Antonio De Rinaldis. In the middle, under the arch we can see the statue of the Virgin “Assunta”, on the left the statue of S. Peter, holding the keys and on the right the statue of S. Paul, holding the sword. All statues, in mazzaro (type of local stone) were sculptured by a priest of Altamura, named don Nicola Masiello. With the building of the loggetta the bell towers looked somehow squashed(pressed) on the entire façade) so the third levels (with smaller towers) were built with the relative domes. The domes were made in tufa (Baroque style) to match the loggetta. (Rounded, concave lines and with the final positioning of little crosses and flags the cathedral reached the height of meters 45,70.)

 The rose window

Supported by a small telamon, it was most probably built around the 1550, it is adorned by floral motifs. In the centre there is the “Agnus Dei ,”God’s lamb”.From the center 15 slender columns branch out ending with arabesque interwoven arches, enclosed by three concentric rings richly decorated. The capitals are different from one another. In a shape of a wheel with 15 rays and not 12, as you would see usually in a rose window, it represents possibly the date of the 15th of August when the religious festivity of the Lady of Assumption takes place.

 

 

The mullioned window with two lights (bifora)

The mullioned window placed on the Duomo Arch goes back to 1232 and it used to be right in the middle when the main façade was at the west side of the cathedral and together with the apse and one bell tower (the one you see on the right now) up to the second level only characterized the façade. The original Gothic window of the apse, which had been in place since the original construction in 1232, was moved to the left side to make room for the rose window.  It recalls some motifs present in the portal: we can see two side columns supported by two lions and a rich leafy decoration that acts as a frame. We can also admire a variety of animals , amongst these lions ,elephant ,griffon, snake placed on the main façade and also on side walls just because it was typical of Apulia decorations and also because Frederick  II loved animals, he was certainly a good hunter.

 

The coats of arms

The three coats of arm go back to 1550. The one in the middle, the largest one, represents the emperor Charles V of Habsburg; the one on the right represents the dean Vincenzo de Salazar and the one on the left the vice-King Pietro da Toledo. These coats of arm were deliberately put up by the dean V. Salazar to confirm and show publicly that only the emperor could appoint a dean. This unfortunately, cannot be made out clearly from the inscription.

The Gothic Portal

The star attraction of Altamura Cathedral is its main portal, built in the fourteenth century, after the collapse which took place in 1316, under the reign of Roberto of Anjou, when the entrance was moved from the west façade to the east side. Below the apex there are the coats of arms of Queen Joanna I of Anjou and her husband Louis of Anjou, branch of Taranto. Over the coat of arms a small statue of the blessing Christ seated on the throne.
The unique portal has an unusual local style with gothic and Romanesque influences. It is especially remarkable for its wealth of busy detail: a large number of biblical scenes are squeezed into a small space. Its effects are obtained by sharp contrasts due to heavy undercutting and embrasure.
The portal centres on a tympanum featuring the beautiful Virgin and Child flanked by two kneeling angels. In contrast to the rest of the portal, this part is spacious and serene. The lintel below is occupied by a fascinating depiction of the Last Supper with the Twelve Disciples. The long rectangular table is spread with loaves of bread, pairs of fish, and baskets. Instead of his usual position in the centre, Christ is seated on the far left, where he is being embraced and kissed on the cheek by a short-haired, beardless figure. This is probably a variation on the common theme of John, “the beloved disciple,” reclining on his breast as they dined. Alternatively, although the setting is wrong and the gesture seems too tender, it could represent the Kiss of Judas (which took place outside in the garden according to the Gospels). The inner    archivolt of the portal is carved with long vines that grow from vases held by women at the base, the water being an important source of life. The outer archivolt is framed by the Annunciation scene, with the Archangel Gabriel on the left and the Virgin Mary on the right. Between these two larger figures there are 22 miniature scenes from the life of Christ the balcony between the two bell towers with the statues of the Virgin of the Assumption, St. Peter holding the keys (on the left) and St. Paul holding the sword (on the right). Also the third floors of both bell towers with the domes were built in baroque style to match the loggetta. The surface of the church is of 1,188 square meters (54×22), reaching 45.70 meters high. The entire church was restored in its interior from 1854 to 1861 by the archpriest Falconi who replaced the floor in marble, lined the lower parts of the columns in marble and painted the top parts with stucco resembling marble enriching them with a wealth of gildings. The internal of the cathedral measures meters 35,50 in length, meters 18 in width and meters 23,80 in height. In 1869 it was declared a national monument. In February of 1975 the first works of Static consolidation funded by Cassa del Mezzogiorno were made, and in early 2000 new restoration work took place both inside and outside, which led also to new discoveries.

The Angevin door- Porta Angioina

The north side of the cathedral has not been changed since its construction in the 13th century. Large blind arches are pierced by slender Gothic windows, and above an elegant triforium runs. The third arch contains a deep niche called Porta Angioina, which was built 1316) at the behest of King Roberto I of Anjou by the sons of Consiglio, citizens of Bitonto, experts in the art. The coat of arms with a dedicatory inscription that appears above the door bear witness to this. The inscription in Latin in the tympanum reads: “I am a regal chapel, nobody dares challenge me because I, Roberto protected by the heavens will protect it”. The text is a clear testimony to the independence of the church of Altamura from any jurisdiction of the bishop and archbishop, subject only to papal authority. Higher up there is a bas-relief panel of a smiling St. Michael the Archangel standing on the dragon. The 12 mullioned window with 3 lights (trifore) date back to Frederick time. Decorated with floral motifs, finely fret worked, with an inner frame saw edge, the door is a typical example of the 14th century Angevin sculptured work. The wooden door is decorated with panels made up of high relief work depicting at the top, St. Peter, the Assumption, St. Joseph and St. Paul, heraldic arms, including the emblem of the city of Altamura as well as a number of bearded faces, at the bottom.
 

THE INTERIOR 

After having admired the exterior of the building, enchanted by the simple shapes and elegant stone work, one passing inside cannot hide his surprise.
The interior, in fact, is not what you would expect to find. It is the result of a laborious and costly intervention of modernization and restoration work
between 1854-60 under the arch prelacy of Giandomenico Falconi. The work was entrusted to Frederick Travaglini, assisted by the architect
Corradino de Judicibus. The church lost its ancient simplicity when its stone columns were covered with white and green marble from Calabria, with painted stuccos. Only the capitals were spared. The wooden ceiling was rebuilt, decorated with stucco and gildings, on which the arms of the most famous families who ruled the Kingdom of Naples (Angevin, Aragon, Habsburg, Savoy) as well those of Pope Pius IX and the prelate Falconi were affixed. The interior also was soon transformed into a great art gallery. Famous Neapolitan artists of the nineteenth century were called, with their works, embellished the side chapels. The inside of the church has a plan of a Romanic basilica with three naves and the structure plan of Frederick times: a rectangle with a central aisle, two side aisles The current entrance, originally, was the apse. His remains have been reported to light in 1997 from an excavation carried out by the Superintendence for Archaeological, Artistic and Historical Heritage of Puglia. The excavation brought to light twenty-three tombs containing some human remains and some elements of outfit.

The central aisle

The central aisle is characterized by 14 cylindrical columns, having an octagonal base, surmounted by beautiful capitals. The pillars support round arches, above them and on both side of the central aisle we can appreciate double mullioned windows, with various capitals of different styles and shapes. The small windows are also linked together by round arches and provide light to the women’s galleries placed on both sides.

The two Fonts

Entering the temple we see immediately on your right and left two fonts from the 1735 realized in marble representing the Virgin as it is raised to heaven surrounded by angels, all in a baroque style.

Ambo-The stone pulpit

Further onto the right we see the Ambo, an ancient pulpit in white stone, leaning against the door that leads to the bell tower overlooking Piazza Duomo. According to the priest Santoro Orazio, the pulpit made in limestone from Putignano was built in 1545 by master Francesco Pogheso also from Putignano. Also according to Santoro, its original location would have been next to the Episcopal chair near the first pillar in the presbytery.  It was placed in the current place in 1969. It has an octagonal shape with 7 slender columns which support panels representing bas-relief scenes from the life of Christ. The capitals have grotesque decorations. It was used to read passages from the bible and readings for mass.

The Presbytery
It is the result of the great extension work of the church, which began
almost immediately after the privilege granted in 1485 that raised the church from Parish to distinguished Collegiate church with a significant increase in the number of canons and chaplains. The need for an extension of the building could not be postponed. The work, however had to suffer a setback in 1494, the year of death of King Ferdinand I of Aragon. The Dean Francesco Rossi of Altamura could only resume the work in 1521, as the presbytery needed urgent repair work having been abandoned for several years. He could not, however, complete the work as he died in 1527, while in Altamura plague raged.
It was his successor, Niccolò Sapio who completed the work, making consolidation work to the structures and commissioned  the interior design.
He ordered that  three Neapolitan artists  built the precious wooden choir, the Episcopal chair, the pulpit  whereas the altarpiece was painted by Leonardo Castellano. The majesty of the main altar is what strikes the visitor, just as he crosses the main entrance. Built in 1735 with white and polychrome marble which replaced the wood one of the sixteenth century. In 1793 the brothers Cimafonte of Naples graced it by  placing  at the center  the altarpiece.
In the same year the statues of the Eternal Father, the two kneeling cherubims, the Holy Spirit and the two-head Eagle  were made  by the sculptor Antonio Beliazzi. The double eagle was the heraldic symbol of Charles V of Habsburg , who was  emperor during the construction of the temple, while  the two Seraphims  we carved in 1879 by Francesco Paolo Evangelista. Looking up at the ceiling, you can see  at  the four corners of the large side arches  the frescoes of the four Evangelists, works of Molinari.

The Altarpiece

The Assumption of the Virgin painting, 1546,  is one of the few surviving works by the Neapolitan painter Leonardo Castellano, an artist well known in his time .The work was commissioned to him in 1545 by Archpriest Niccolò Sapio and it was completed the following year when it was sent from Naples along with the  wooden perspective decorations which were assembled locally by Master Virgilio Imperato, a professional gilder.
The altarpiece had to wait until 1548 to be placed in its proper place. Master Leonardo spent a period of time between March 1547 and June of the following year to touch up and finish the painting. It was certainly at this time that he painted at the back of St. Peter, the figure of a man with beard and a hat, probably Niccolò Sapio, the dean, portrayed in the praying position. In 1793, when the prospect of wood was replaced with the marble, the framework was reduced to its current size by the painter Paolo Linari, who shortened the canvas both at the top and at the bottom.

The choir
The wooden choir, along with the Episcopal chair and the pulpit, is a testimony to the Neapolitan art of carving in the sixteenth century. The three artists who worked here building a true masterpiece  are: Colantonio Bonafida, Teodoro Marzano e Candiloro di Fanello. The choir, divided into two parts, consists of 64 stalls, divided into two levels: 38 at the top, and 26 at the bottom,( each side having 19 at the top and 13 at the bottom) .The upper stalls, in the form of a niche, are limited by slender columns and have the back carved in bas relief with figures of saints and personified Virtues. Those below are divided by consoles and have armrests worked with plant and animal motifs. Looking at the high altar, on the left there is the inscription that shows the year of completion and the name of the archpriest who commissioned the work, on the right the names of the artists who created the work. The Episcopal chair, during the recent restoration, was moved from its original position and placed at the center of the main altar, it also has the back  containing a bas-relief depicting the conversion of St. Paul, and above a carved canopy with the emblem of Archpriest Niccolò Sapio, in the center.
The marble balustrade which surrounded the whole area, built in 1823 by Gaetano Gravone ,marble workers of Naples and Giuseppe Scala of Corato, has been largely dismantled and some items have been  used to hold the central altar.

The Pulpit
Finely carved in walnut wood, it is the work of the same artists  who created the choir and the Episcopal chair.

Organs
On both sides of the perimeter walls of the chancel,  down to the two side aisles , there are two organs. The smaller one to the left, is the work of Fratelli Baldassare, church organ builders of Altamura and it was built in 1860, the other one, however, with 72 voices, was purchased from t Bossi-Vegezzi firm, of Turin in 1879.

The ceiling
The major renovations made in the nineteenth century also interested the ceiling that was totally renovated. The new wooden ceiling was enriched with stucco and gildings decorations . A series of emblems (coats of arm) ideally traces the history of the monument rich in royal collation (imprints, signs, evidence). On the ceiling of the sanctuary, starting from the presbyter, there are the coats of arm of Pope Pius IX and the archpriest Giandomenico Falconi (commissioner of the restoration), going forwards towards the exit, in the first section, the  double headed eagle, mistakenly placed there to indicate the coat of arms of Frederick II of Swabia and further on the Angevin one. This is followed, in the 2nd section, by the coat of arms of Aragon, Charles V of Habsburg and finally, in the 3rf section, the House of Savoy.

SAN NICOLA DEI GRECI

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Fonte bibliografica: dal libro – SanNicola dei Greci” nel centenario 1913- 2013 ((Parrocchia S. Nicola dei Greci)

Chiesa S. Nicola dei Greci – Cenni storici

La chiesa di S. Nicola dei greci, (in stile gotico-romano) fu costruita nel 1232 e si trova ad Altamura, lungo il Corso Federico II di Svevia, a pochi passi dalla Cattedrale. Fu autorizzata dall’imperatore Federico II di Svevia, eretta e consacrata contemporaneamente alla Cappella Palatina di S. Maria Assunta, divenuta successivamente cattedrale nel 1232, con funzione parrocchiale, per provvedere all’assistenza spirituale di una folta comunità di orientali di rito greco. Questi emigrarono dalla vicina Grecia, a causa della persecuzione iconoclasta da parte dell’imperatore bizantino Leone Isaulico.

La comunità greca e quella latina erano due realtà ben distinte e diverse all’interno della città, avevano i propri rappresentanti giuridici e amministrativi che difendevano gli interessi del gruppo di appartenenza. I greci, a differenza dei latini, si tramandavano oltre alle tradizioni, anche gli usi, i costumi, la lingua e la cultura greca, tutto ciò a sottolineare la scarsa volontà di integrazione fra i due gruppi etnici. La parte più numerosa del clero era quella dei sacerdoti di rito greco-ortodosso. Intorno alla chiesa di S. Nicola i greci costruirono le proprie abitazioni dando vita e origine ad un quartiere greco caratterizzato da stradine strette e piccoli cortili con arco abitati da famiglie dallo stesso ceppo; i latini popolarono la zona della cattedrale e il loro quartiere era caratterizzato da strade chiuse a budello, tipologia urbanistica appresa dalle città arabe e saracene. Col passare del tempo gli elementi caratterizzanti il rito greco decaddero dando inizio ad una massiccia latinizzazione e lentamente si estinsero.  Nel 1602 il clero di rito greco fu sostituito da un capitolo collegiale di rito latino.

Il portale

Dopo un tempo di benessere per la comunità greca che durò circa due secoli, l’edificio sacro attraversò un periodo di degrado dovuto allo stato di povertà del clero greco. Pertanto nel 1575 lavori di restauro furono necessari, lavori che furono affidati ad un artigiano locale di nome Nicola Gessa. L’artigiano realizzò il portale con linee gotiche per essere in armonia sia con il resto dell’edificio che con il portale del Duomo di Altamura e di tanti altri portali della Puglia. Un finestrone sovrastante il portale fu sostituito con il rosone che vediamo oggi nella facciata principale. Una triplice fascia decorativa abbraccia la lunetta del portale: quella interna termina all’altezza dell’architrave ed è composta da 8 formelle il cui lato interno è adornato da 8 rose stilizzate e a rilievo; quella centrale, che arriva fino alla base, è composta da 30 formelle; quella esterna che limita il solo arco del protiro (piccolo portico), è decorata con un motivo di foglie di cardo stilizzate. Il protiro, poggia su due mensoloni aventi la funzione di capitelli che fanno ipotizzare che nel tempo passato sormontassero due colonnine poggianti sulle due basi di pietra posti ai piedi del portale. La data 1576 scolpita al vertice del protiro indica la data di realizzazione dell’opera, mentre nell’angolo a sinistra è rappresentato a rilievo lo stemma del prelato Vincenzo Palagano (1557-1579) e in quello a destra, sempre a rilievo, lo stemma di Ottavio Farnese (1542- 1586). L’architrave, costituito in un unico blocco, è ornato da 6 formelleI rilievi delle fasce laterali e dell’architrave narrano con gusto popolare le storie dell’antico e del nuovo Testamento. Interessante è l’immagine del Paradiso terrestre, un giardino ricco di vegetazione arborea e cinto da mura con una porta di accesso. Scorrono le scene della creazione, le vicende di Caino e Abele, della costruzione dell’arca e del diluvio universale. Sulla fascia verticale destra compaiono le scene dell’annuncio dell’angelo a Maria, dell’incontro tra Maria ed Elisabetta, di una Natività molto semplice, con angeli, agnelli e due deliziosi zampognari. La fascia verticale sinistra riporta invece la scena del peccato originale e della cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden. Al di sotto è la rappresentazione dell’Inferno popolato di diavoli cornuti, più grotteschi che spaventosi. Le pene infernali sono sintetizzate dal pentolone nel quale cuoce un dannato. L’inferno è raffigurato come una città cinta di mura merlate, sotto il Paradiso terrestre. Nel fondo dell’Inferno si vede Lucifero precipitare in catene nell’abisso. Nella tradizione classica e della Vulgata di San Girolamo l’Abisso è personificato da un’indimenticabile immagine di un vecchio dai capelli e dalla barba fluttuanti, simboli del Caos.

La chiesa nell’interno si presenta ad aula unica con 6 cappelle laterali, 3 per lato, ognuna avente un suo altare. Questi altari furono realizzati nel 1600 ispirandosi ai retablos spagnoli. (Retablo: Tavola dorsale dell’altare). L’impianto tipico dell’altare delle cappelle prevedeva al centro la statua del santo a cui era dedicato, affiancato da altre figure di santi, separati tra loro da colonne e cornici. Entrando in chiesa si può apprezzare il fonte battesimale, in pietralocale coperto di bronzo, che costituisce una delle poche testimonianze dell’antica chiesa. Continuando sul lato destro si trovano gli altari, nelle rispettive cappelle, di Sant’Antonio da Padova, San Francesco d’Assisi e Santa Beatrice. Sul lato sinistro, invece, si possono ammirare gli altari della Madonna di la Salette, del Crocifisso e di San Nicola.  Il presbiterio è caratterizzato da un arco maggiore a sesto acuto, che segna la divisione della navata con il presbiterio, su cui è riportata la scritta in greco che significa “dall’eterna morte libera noi Signore” e anche la data 1550. L’altare maggiore, dedicato all’incoronazione dell’Assunta, è caratterizzato da una struttura in legno e gesso ed è rivestito di intarsi di marmo policromi richiamando fortemente l’architettura napoletana dell’epoca. L’altare maggiore si può attribuire al lavoro di due maestri: la mensa marmorea con pregiate sculture sono attribuite an un artista napoletano mentre il dipinto che raffigura Maria incoronata dal padre celeste tra gli angeli ed i santi è da attribuirsi ad un maestro locale. Il coroligneo, posto nel presbiterio, fu rimosso e depositato nella vicina chiesa di S. Biagio causandone la perdita di buona parte degli elementi compositivi. Tutto quello che è rimasto e che si trova nel presbiterio della chiesa di S. Nicola sono 14 dorsali del vecchio coro ligneo che raffigurano il Redentore e tredici santi. Altro elemento prezioso dell’interno della chiesa di S. Nicola dei greci è lo splendido soffitto ligneo a cassettone che ricopre l’intera navata. Realizzato in doghe di legno dipinte, ha al centro un dipinto rappresentante la “gloria di S. Nicola” e ai 4 angoli altre pitture ad olio su tela che raffigurano i miracoli del Santo. Il pulpito, risalente al settecento, è realizzato in legno con decorazioni in stucco dorato di ignoto scultore locale.

 

eng-flag-flat Bibliographic source from the book :

“San Nicola dei Greci” in the centenary1913- 2013(Parrocchia S. Nicola dei greci)

Chiesa S. Nicola dei Greci- Historical notes
The church of St. Nicholas of the Greeks (in Gothic-Roman style) was built in 1232 and it is located in Altamura, along the Corso Federico II of Swabia, a short walk from the Cathedral. It was authorized by Emperor Frederick II of Swabia, erected and consecrated at the same time of the Palatine Chapel of St. Mary, our lady of the Assumption, which later became a cathedral in 1232, with the parish function, to provide for the spiritual assistance of a thick community of Greek Eastern rites. These migrated from neighboring Greece, because of the iconoclastic persecution by the Byzantine Emperor Leo Isaulico. The Greek and Latin communities were two quite distinct and different realities and within the city they had their own legal and administrative representatives who defended the interests of their own group. The Greeks, unlike the Latin, handed down in addition to their traditions also their usages, customs, language and Greek culture, all of this in order to emphasize the unwillingness of integration between the two ethnic groups. The largest part of the clergy was the one of the priests of Greek-orthodox rite. Around the Church of St. Nicholas, the Greeks  homes by giving life and birth to a Greek quarter characterized by narrow alleys and small arched courtyards inhabited by families from the same family stock; the Latins populated the area around the cathedral and their quarter was characterized by closed roads in the shape of a bowel,a urban typology learned from Arab and Saracen towns. As time went by the elements characterizing the Greek rite decayed starting a massive Latinization and they slowly died out. In 1602 the clergy of Greek rite was replaced by a collegiate chapter of the Latin rite.

The portal
After a time of well-being for the Greek community which lasted nearly two centuries, the sacred building went through a period of decline due to the state of poverty of the Greek clergy. Therefore, in 1575 restoration work was needed, work that was entrusted to a local artisan named Nicola Gessa. The artisan created the portal with Gothic lines so that it was in harmony both with the rest of the building and also with the portal of Altamura Cathedral and with many other portals in Puglia. A large window above the porch was replaced with the rose window that we see today in the main façade. A triple decorative band embraces the lunette of the portal: the inner one ends at the height of the lintel and it consists of 8 panels, whose inner side is adorned with 8 stylized bas relief roses; the central one, which reaches down to the base, is composed of 30 panels; the external one which delimits the single arch of the porch portal (small porch), is decorated with a pattern of stylized thistle leaves. The porch portal, rests on two large shelves having the function of capitals that seem that suggest that in the past they surmounted two small columns which rested on two stone bases placed at the feet of the portal.The date 1576 carved on the porch summit indicates the date of its realization, while in the left corner the coat of arms of the prelate Vincenzo Palagano is represented in bas- relief (1557-1579) and the one on the right, always in bas- relief, the coat of arms of Ottavio Farnese (1542- 1586). The lintel, formed in a single block, is adorned with 6 tiles. The bas-reliefs of the lateral boards and architrave narrate with popular taste the stories of the Old and New Testament. It is interesting the image of the earthly paradise, a rich arboreal vegetation garden, surrounded by walls with one access door. The scenes of creation, the story of Cain and Abel, the construction of the ark and the Deluge flow. On the right vertical strip we find the scenes of the angel’s announcement to Mary, the encounter between Mary and Elizabeth, those of a very simple Nativity with angels, lambs and two delicious bagpipers. The left vertical strip, instead, shows the scene of the original sin and the expulsion of Adam and Eve from Eden. Below there is the representation of Hell populated with horned devils, more grotesque than frightening. The infernal pains are synthesized by the huge pot in which a damned soul bakes.Hell is depicted as a city surrounded by battlemented walls, beneath the earthly Paradise. At the bottom of Hell,  Lucifer is seen falling chained into the abyss. In the classic tradition and in the Vulgate of St. Jerome the Abyss is personified by an unforgettable image of an old man with flowing hair and beard, symbols of Chaos.

The church interior has a single nave with six side chapels, three on each side, each having its own altar. These altars were built in 1600 drawing inspiration from the Spanish retablos. (Retablo: altar backbone Table). The typical plant of the chapels’ altar envisaged to the center the statue of the saint to whom it was dedicated, flanked by other figures of saints, separated by columns and cornices. Entering the church you can appreciate the baptismal font, made of local stone covered with bronze, which is one of the few evidences remaining of the old church. Continuing on the right side there are, in the respective chapels, the altars of St. Anthony of Padua, St. Francis of Assisi and St. Beatrice. On the left side, instead, you can admire the altars of Our Lady of La Salette, the Crucifix and St. Nicholas.The presbytery is characterized by a major pointed arch, which marks the division of the nave with the chancel, on which there is the inscription in Greek which means “free us from the eternal death, oh Lord, ‘and also the date 1550. The high altar, dedicated to the coronation of the Assumption, is characterized by a structure in wood and plaster, and it is covered with polychrome marble inlays recalling strongly the Neapolitan architecture of the period.The high altar can be attributed to the work of two masters: the marble table with fine sculptures to a Neapolitan artist and the painting of Mary crowned by the heavenly father among the angels and saints can be attributed to a local artist.The wooden choir, located in the presbytery, was removed and deposited in the nearby church of San Biagio, causing in this way the loss of many of the compositional elements. All that is left and located in the presbytery of St. Nicholas church are 14 dorsals of the old wooden choir which depict the Redeemer and thirteen saints. Another valuable element of the interior of the church is the splendid wooden coffered ceiling that covers the entire nave.Made of wooden painted slats, it has at its center a painting of the “glory of St. Nicholas” and to the 4 corners other oil paintings on canvas depicting the miracles of the saint. The pulpit, dating back to the eighteenth century, is made of wood with decorations in gilded stucco by an unknown local sculptor.

SAN BIAGIO

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Cappella di San Biagio

La chiesa di San Biagio, situata in Via Luca Samuele Cagnazzi, fu edificata intorno al 1621-22 su un antico ipogeo, la facciata ha delle linee architettoniche semplici e risale al restauro effettuato nel 1742 così come riportato dalla data sulla facciata. Sul portale, su di un piedistallo poggia la statua policroma del 1700 raffigurante San Biagio, a sinistra della facciata un grande affresco di 5 m. raffigurante San Cristoforo, protettore dei viandanti, opera dell’artista altamurano Niccolò Maramonte.  L’immagine rappresenta in statura gigante Cristoforo, santo (III sec.), pagano, convertito e martirizzato. Sulla spalla sinistra trasporta Cristo bambino da una sponda ad un’altra di un fiume. Da tale leggenda il nome “Cristoforo, portatore di Cristo”. Sull’ordine superiore della facciata un finestrone affiancato da due semi-pilastri poggiati su mensole in tufo e decorati da una testa d’angelo.Divenne subito la sede della Confraternita locale di San Crispino, il santo protettore dei calzolai, e dei conciatori di pelle.Divenne successivamente sede della Congrega di San Biagio ed era circoscritta a poche e distinte famiglie locali di tradizione artigiana. Anticamente qui avvenivano celebrazioni con rito greco.Sulla facciata laterale prospiciente il corso, un rosone circolare cieco ed un portoncino, mentre sulla via Cagnazzi un piccolo campanile a vela. All’interno, infatti, sono presenti due altari, il maggiore dei quali dedicato a S. Biagio, il minore, invece, a S. Crispino. 

L’interno ad un’unica navata presenta oltre l’altare maggiore altri due altari realizzati in pietra con decorazioni in oro tipiche del settecento; un avancorpo dove era posizionato un pregevole organo ligneo è a pianta quadrata con volta a stella. Inoltre vi sono due sculture raffiguranti San Buonaventura e la Madonna dell’Addolorata.

(fresco of S. Cristoforo)affresco san cristoforo

eng-flag-flat The Chapel of San Biagio

The church of Saint Biagio, situated in Via Luca Samuele Cagnazzi, was built around 1621-22 on an ancient underground, the façade has simple architectural lines dating back to the restoration work carried out in 1742 as reported by the date on the facade. On the portal, on a pedestal  there is the polychrome statue of Saint Biagio and to the left of the façade a large fresco of 5 metersis placed, it  depicts St. Christopher, the patron saint of travelers,a work by the artist Niccolò Maramonte of Altamura. The image represents, in a giant stature, Christopher, a Saint of the third century, a converted and martyred pagan. On the left shoulder he carries Christ the child from one bank of a river to another. From this legend the name “Christopher, the Christ-bearer.”On thetop of the facade you can see a large window flanked by two semi-pillars resting on tuff shelves and decorated with an angel’s head. It soon became the seat of the local Brotherhood of St. Crispin, the patron saint of shoemakers, and tanners. Later it became the seat of the Congregation of St. Blaise and it was limited to a few local and distinct families of artisan tradition. In ancient times Greek ritual celebrations took place in this church.On the side facade overlooking the course, you see a blind circular rose window and a door, while on Via Cagnazzi a small bell gable. Inside, in fact, there are two altars, the large one is dedicated to St. Blaise, the smaller one to St. Crispin. The interior has a single nave and, beside the altar, there are two more altars made of stone with gold decorations typical of the eighteenth century; a forepart where a precious wooden organ was placed is with a square plan with a star vault. There are also two sculptures representing St. Bonaventure and our Lady of sorrows.

 

 

 

SAN MICHELE AL CORSO

SAN MICHELE AL CORSO

Fu edificata dalla potente confraternita del Purgatorio nel XVII secolo, dedicata appunto alle anime del Purgatorio. Ha una semplice facciata su cui spicca un finestrone rettangolare. La torre campanaria contiene due campane ottocentesche, quella a sinistra (1839) più grande,quella a destra (1892) più piccola. L’interno conserva pregevoli tele settecentesche e ottocentesche, tra le quali la Madonna del Purgatorio di Francesco Guarini, il maggiore pittore gravinese del Seicento. L’altare maggiore e il presbiterio sono dei capolavori del rococò. Stupendo anche l’organo ottocentesco dell’altamurano Tommaso Capitelli.

 

eng-flag-flat It was built by the powerful brotherhood of Purgatory in the seventeenth century and it was dedicated precisely to the souls in Purgatory. It has a simple façade on which a rectangular large window stands. The bell tower contains two bells dating back to the nineteenth-century, the larger one on the left (1839), the smaller one placed on the right (1892). The interior contains valuable paintings of the eighteenth and nineteenth century, among which the Madonna of the Purgatory by Francesco Guarini, the greatest painter of the seventeenth century from Gravina town. The high altar and the presbytery are rococo masterpieces. Amazing even the nineteenth century organ by Tommaso Capitelli from Altamura town.

 

 

 

 

SAN DOMENICO

 

San Domenico luca bellarosa

(foto di Luca Bellarosa)

Chiesa del 1716, situata sulla Piazza Zanardelli, un tempo “planicio Sancti Marci”, (“zona pianeggiante di S. marco”), quando era fuori le mura, si estende nella lunga costruzione del convento. I Domenicani costruirono l’intero complesso dal XVI al XVIII secolo.Il convento nel corso dell’ottocento fu adibito prima a seminario ed in un secondo momento a convitto. Oggi le sue sale ospitano l’Archivio Biblioteca Museo Civico e nella parte superiore ad esso la sede del liceo classico Cagnazzi.La chiesa di San Domenico fu eretta nel 1716. La facciata è realizzata in tufo ed è completata in alto dalla incantevole cupola, a pianta ottagonale, rivestita di lucenti piastrelle maiolicate, che raggiunge oltre 37 metri di altezza. Il campanile, incompleto nella parte superiore, presenta due piani di finestre. Nobile esempio di Barocco Pugliese, vanta all’interno dipinti e altari tipici dello stile settecentesco e il pregevole pavimento, in maiolica, del 1750, che si impone per le sue linee sobrie, eleganti e possenti insieme. La seconda cappella a sinistra, chiusa da una balaustra marmorea, è dedicata alla Confraternita del SS. Rosario e contiene l’altare più sfarzoso e pregiato della chiesa, nella cui prospettiva è incastonata la grande tela di Giuseppe Porta (1748), raffigurante la Madonna del Rosario con San Domenico, Santa Caterina e Santa Rosa. La seconda cappella a destra (di San Tommaso d’Aquino) ospita una lastra tombale della famiglia Viti. Al centro del presbiterio troneggia il sontuoso altare maggiore, ricco di marmi policromi e magnifiche sculture, alle cui spalle si trova il coro ligneo, opera di un artigiano locale (1855). Sulla parete di fondo è collocata la pregevole tela della Sacra Famiglia (prima metà XVII secolo), attribuita al pittore Massimo Stanzione. Al culmine della ribellione del 1799 i repubblicani innalzarono dell’albero della libertà in Piazza Duomo, che venne trasportato in processione dall’intero popolo, partendo proprio dalla chiesa di San Domenico.

 

eng-flag-flat A Church dating back to 1716, located on Piazza Zanardelli, once “planicio Sancti Marci”, (flat area of St. Marc”), when it was outside the walls, extending into the long building of the convent. The Dominicansbuilt the entire complex from the sixteenth to the eighteenth century. The convent during the nineteenth century was first turned into a seminary and later into a boarding school. Today ithouses the Archive Library Museum and above it the classical Cagnazzi high school. The church of San Domenico was built in 1716. The facade is made of tufa and it is complemented at the topby lovely dome, with an octagonal plan, lined with bright majolica tiles, which reaches more than 37 meters in height.The bell tower, incomplete at the top, has two storeys of windows. The church is a noble example of Apulian Baroque featuring in its interior paintings and altars typical of the eighteenth century style and its precious majolica tiled floor of 1750, which imposes itself for its clean and elegant lines which are powerful together at the same time. The second chapel on the left, enclosed by a marble balustrade, is dedicated to the Brotherhood of SS. Rosario and it contains the most magnificent and valuable altar of the church, in whose perspective the large canvas by Giuseppe Porta (1748) is set. The painting depicts the Madonna of the Rosary with St. Dominic, St. Catherine and St. Rosa.The second chapel on the right (of Saint Thomas of Aquinas) houses a tomb slab of Viti family. At the center of the presbytery the sumptuous high altarrich in polychrome marbles and magnificent sculptures stands, behind which the wooden choiris located, a work by a local craftsman (1855). On the back wall there is the valuable painting of the Sacred Family (from the first half of the seventeenth century), attributed to the painter Massimo Stanzione.At the height of the 1799 rebellion, the Republicans raised the tree of freedom in Piazza Duomo, which was carried in procession by the entire people, starting from the church of San Domenico.

 

 

SANTA CHIARA

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La Chiesa fu terminata, nella sua prima fase costruttiva, nel 1679 mentre la fondazione del monastero delle Clarisse risale al 15 novembre del 1682 con l’ingresso solenne nel nuovo monastero di suor Battista Costantini e Brigida Viti provenienti dal monastero di S. Maria del Soccorso già istituito nella città di Altamura, c’erano quindi diciassette novizie e due converse. La facciata, caratterizzata da una compatta muratura di conci ben squadrati, fu completata nel 1705-1706: essa è scandita in due registri da un cornicione marcapiano, che asseconda, nel movimento, le rientranze e le sporgenze delle quattro lesene poggianti su un basamento a bugnato rustico poste ai lati del portale centrale. Sull’architrave di quest’ultimo, decorato con triglifi e rosette, tra due volute è inserita una nicchia che accoglie la statua dell’Immacolata, mentre altre due nicchie, aperte ai lati del portale, decorate con eleganti cornici e catino a conchiglia, accolgono le statue di S. Chiara a destra, e S. Francesco, a sinistra. Il campanile barocco, che s’innalza sul lato destro della chiesa, fu ricostruito tra 1722 e 1723 in seguito ad un crollo della torre campanaria stessa. Esso è scandito orizzontalmente in quattro parti da cornici modanate ed è concluso con una terminazione a bulbo. La ricercatezza ornamentale è affidata all’alternanza del bugnato rustico, delle paraste lisce, ora segnate da conci orizzontali, dalle ampie aperture delimitate dai balaustrini. Oltre all’ingresso principale vi è un secondo accesso che si apre su Via Santa Chiara.

L’interno, a navata unica con presbiterio a terminazione piatta, presenta lateralmente degli altari, realizzati in forme semplici, ma abbelliti con dipinti di ignoti pittori del Settecento. Di notevole interesse, la ricca decorazione lignea, con predominanza di motivi fitomorfi che rivestono gli intradossi delle arcate e completano le cornici dei quadri.Sul secondo pilastro a destra è collocato il pulpito ligneo, con fitta decorazione a volute fogliacee, intagliate e dorate, e con una grande aquila aperta intagliata nella base e terminante con un elegante baldacchino; si tratta presumibilmente di opera di maestranze lucane. L’area presbiteriale è arricchita da un altare in marmo bianco e policromo, elevato su tre gradini, al di sopra del quale è posizionata la tela dell’Immacolata e i Santi Francesco, Chiara e Antonio (prima metà del XVIII secolo).Tra le tele si segnalano il transito di S. Giuseppe, il Martirio dei Santi Medici, la Madonna con il bambino tra S. Marco e S. Francesco da Paola, S. Maria Maddalena penitente e S. Stefano. Il complesso religioso fu fondato grazie al lascito testamentario di un sacerdote altamurano, Jacobutio de Cobutiis, che nel 1519 donò numerosi beni col desiderio che fosse costruito un monastero di clarisse. Il monastero accoglie ancora oggi una comunità dell’ordine di Santa Chiara, occupando un intero isolato nel cuore del centro antico della città.

 

eng-flag-flat The church was completed in its first phase of construction in 1679 while the foundation of the monastery of the Poor Clares dates back to 15 November 1682 with the solemn entry into the new monastery of Sister Battista Costantini and Brigida Viti from the monastery of S. Maria del Soccorso already established in the city of Altamura, altogether there were seventeen novices and two nuns.The façade, characterized by a compact masonry of well squared blocks, was completed in 1705-1706: it is articulated in two registers by a string course cornice, which goes along, in the movement, with the recesses and protrusions of the four pilasters resting on a rusticated pedestal placed at the sides of the central portal. On the lintel of the latter, decorated with triglyphs and rosettes, between two scrolls a niche is inserted which houses the statue of the Immaculate, while two more niches, open up at the sides of the portal,decorated with frames and elegant clamshell bowl, welcome the statues of St. Chiara on the right and St. Francis, on the left. The Baroque bell tower, which riseson the right side of the church, was rebuilt between 1722 and 173 following a collapse of the bell tower itself. It is marked horizontally into four sections by molded cornices and ended with a termination bulb. The ornamental refinement is entrusted to the alternation of rustication, of smooth pilasters, now marked by horizontal blocks, from the large openings bounded by balusters.In addition to the main entrance there is a second lateral one that opens onto Via Santa Chiara.
The interior,with a single nave, with a flat termination presbytery presents some side altars, made of simple shapes, but embellished with paintings of unknown painters of the eighteenth century.Of considerable interest is the rich wooden decoration, with its profusion of plant motifs that cover the soffits of the arches and complete the picture frames. On the second pillar on the right there is the wooden pulpit, with dense leafy scrolls decoration, carved and gilded, and with a big opened eagle carved in the base and ending with an elegant canopy; this is probably the work of workers from Lucania.The presbytery is enriched by an altar in white and polychromemarble, elevated on three steps, above which the canvas of Saints Francis, Clare and Antonio (around the first half of the eighteenth century). is positioned.Among the paintings it is worth mentioning the passing of St Joseph, the Martyrdom of the medical saints Cosmos and Damian, the Virgin and Child between St. Mark and St. Francis of Paola, St. Mary Magdalene, the repentant, and St. Stephen.The religious complex was founded thanks to the legacy of a priest of Altamura, Jacobutio de Cobutiis, who in 1519 donated many goods with the desire a monastery of the Poor Clares could be built. The monastery is still home to a community of the order of St. Clare, taking up an entire block in the heart of the old town center.